Aktivirus review

Kings of Convenience -3/5/01 Urbino, Teatro Sanzio 

Sono andato a questo concerto pieno di aspettative nei confronti dei Kings of Convenience ed incuriosito dalla presenza dei Turin Brakes come ospiti. I primi non mi hanno affatto deluso, mentre ero venuto a sapere qualche giorno prima che i "freni torinesi" non sarebbero stati presenti a quella data…pazienza, di loro avevo solo visto un video e non conosco nemmeno l'album…
La stupenda cornice fornita dal teatro, unita alla soffice delicatezza della musica dei due scandinavi, ha fatto il resto, rapendo i presenti che hanno affollato palchi e platea in un silenzio interrotto solo dagli applausi tra i vari brani. L'assenza degli special guest non viene quasi notata: appena i nostri imbracciano le chitarre ed iniziano ad intonare le loro melodie cristalline non c'è più tempo per porsi domande.
Iniziano con Until you understand, tratta dall'EP Playing live in a room che ha preceduto di poco l'uscita di Quiet is the new loud, e subito un senso di quieto raccoglimento invade la sala.Le canzoni, pescate dai due LP più qualche inedito, scivolano via che è un piacere, finchè si arriva a Toxic girl, accolta con entusiasmo fin dalle prime note. Non potendo contare su alcun tipo di arrangiamento accessorio, le composizioni vengono proposte in una chiave ancor più limpida e diretta che mette ulteriormente in risalto il lato confidenziale ed intimistico.
Il contatto con il pubblico viene amplificato anche dall'ansia di comunicare con gli spettatori che Eirik ed Erlend sembrano avere, al punto che quasi prima di ogni esecuzione si abbandonano ad aneddoti e battute. I don't know what I can save you from viene perciò ironicamente dedicata ai vigili del fuoco che sostano dietro le quinte ("…there are three men in brown uniforms behind the stage, they told us that they're here for our security…"), Erlend (quello con gli occhiali, insomma…) scherza sul mal di gola del suo compagno dicendo che è colpa dell'abitudine dei ricchi, in Noregia, fare una sauna e poi buttarsi nella neve ("…sapete, quelle cose strane che voi vedete in televisione…") o si mostrano entusiasti della pera rossa che portano sul palco dato che è la prima di quel colore che vedono ("…in Norvegia le abbiamo solo verdi!"). Una performance molto sincera e rilassata, a metà fra un concerto ed una serata a casa di amici, che ha visto alternarsi momenti più emotivi (la stupenda malinconia di Winning a battle, losing a war e l'inedito Homesick) ad altri più spensierati e divertenti (come la cover di Glory Box dei Portishead interrotta quando il testo dice "I just want to be a woman" dato che i due si mettono a ridere).
Anche il fatto di aver suonato in un teatro ha giocato a favore dei re; la sera prima, raccontano, avevano suonato al Tunnel di Milano "…un locale sotto la metropolitana con l'acqua che cola dal soffitto ed un pubblico che parlava di continuo…", mentre l'ambiente raccolto ed un'audience particolarmente attenta hanno contribuito a creare attimi magici in cui tutto attorno si era fermato per ascoltare le calde storie di questi due nerd dall'estremo nord. Lorenzo Brutti