Musica!  Interview

Malinconici, sì. Ma sani di testa. E ai Kings Of Convenience non nominate i Radiohead: «Tristissimi, noi sognamo un duetto con Sabrina Salerno. »

di Antonio VIVALDI

Nell’epoca dei reality show come trionfo del falso perfettamente autentico, è difficile capire se Erlend Øye e Eirik Glambek Bøe mettano in scena le proprie tensioni reciproche per divertirsi alle spalle dell’intervistatore, o se queste tensioni esistano davvero. Dire che la verità sta nel mezzo è banale, più plausibile immaginare che oscilli da un piano all’altro. Poi, come in una storia a lieto fine, i due imbracciano le chitarre e cominciano a suonare, tranquilli, sereni e concordi. Almeno sino alla successiva puntata del reality show norvegese intitolato Kings Of Convenience.
Un reality show che si può fare iniziare nel 2001 con il videodip di Toxic Girl: Erilend è bruttino, occhialuto e ha l’aria da primo della classe complessato. Eirik è bello e rilassato e la ragazza dai lunghi capelli castani alla fine sceglie lui. La melodia gentile di quella canzone e delle altre che compongono l’opera prima Quiet Is The New Loud (2001) fa dei due Kings Of Convenience i portabandiera del cosiddetto New Acoustic Mo
vement, ovvero giovani artisti pensosi che intonano melodie malinconiche e sofferenti. I due giovanotti di Bergen sembrano però patire i limiti del contesto acustico (e di certa effimera attenzione mediatica) e mettono mano al progetto Versus, ovvero le canzoni di Quiet Is The New Loud rimixate dai migliori esponenti della scena electro europea (Four Tet, Andy Votel, Royksopp). I consensi sono unanimi e qualcuno giunge ad affermare che, per la prima volta, un album di remix supera il manufatto originale. A tre anni di distanza i diretti interessati contestano fieramente tale punto di vista. «Versus non esisterebbe senza Quiet is The New Loud. Solo se conosci entrambi i dischi riesci a decidere quale ti piace di più. Altrimenti Versue può sembrare una delle tante antologie chill out, anche se decisamente migliore rispetto alla media».
I due anni successivi sono abbastanza intricati per i Kings Of Convenience, al punto da far pensare a una possibile separazione artistica dei due. B
øe resta a Bergen per dedicarsi agli studi di psicologia («non volevo essere prigioniero della musica»), mentre Øye gira il mondo, incidendo in città tutte diverse le dieci canzoni dell’esordio solista, in chiave ambient dance, Unrest (2003).
Si specializza anche nel ruolo di singing dj, come dimostrano le sue bizzarre performance vocali sul volume da lui curato della serie Dj Kicks («Lo definirei un disco per feste intellettuali, quelle in cui mi porto anche la chitarra acustica»). Il nuovo album album a nome Kings Of Convenience, Riot On An Empty Street, nasce nei primi mesi del 2004 fra inevitabili e fierissime discussioni («durante i primi giorni liti
gavamo su tutto»), ma alla resa dei conti non risulta troppo diverso dal disco d’esordio con le sue ballate gentili e sommesse a metà fra bossa nova e ricordi di Simon & Garfunkel.
Attenzione però ad abusare di termini come malinconia o tristezza.
Eirik: «È vero che i momenti d’ispirazione migliore sono quelli in cui ci sentiamo a terra, ma non c’interessa la malinconia di per sé. È un sentimento di cui facciamo uso e che permea la nostra musica allo stesso modo dei paesaggi norvegesi. Non siamo dei depressi e ci guardiamo bene dal magnificare la depressione come fanno certi musicisti. Ad esempio potrei dire che i Radiohead sono il miglior gruppo che non mi piace. Fanno tutto molto bene ma c’è qualcosa in loro che mi disturba».
Erlend canticchia «Pain is such a glorious thing» imitando la voce di Thom Yorke e poi aggiunge: «È molto più
interessante e difficile cantare la felicità senza cadere nel ridicolo. Sembra che non esistano vie di mezzo, o la depressione dei Radiohead oppure il cinismo, il ghigno sarcastico dei N*E*R*D*».
Inevitabile a questo punto chiedere ai due Kings Of Convenience se anche loro non siano diventati più cinici dopo qualche anno trascorso a contatto con l’industria musicale. E qui i contrasti interni riemergono.
Erlend:
«È inevitabile. Esperienza e cinismo vanno di pari passo».
Eirik: «Cinismo è manipolare deliberatamente la propria musica per andare incontro al grande pubblico. Questo non lo farò mai. La musica è la mia passione e il mio hobby, ma non è l’unico scopo della mia vita. E forse questo mi facilita le cose. Per Erlend è diverso perché ha scelto di vivere di musica».
Erlend: «No, non è così. Io non ho
scelto di vivere di musica. Vivevo con mio padre e non avevo un soldo in tasca e ho dovuto diventare musicista di professione». I due ritrovano finalmente un po' di concordia quando si passa ad affrontare questioni extramusicali.
Racconta Erlend: «Nel libretto di Versus avevamo scritto che ci piace intrufolarci nel cuore della notte in qualche grande ufficio vuoto. È una frase pensata all’inizio del 2001. Oggi fare una cosa simile significherebbe trovarsi circondati da reparti speciali di Polizia nel giro di 20 minuti. Molte piccole libertà sono andate perdute dopo l’11 settembre 2001. Mi piacciono le zone portuali, trovo romantico andarci a passeggiare insieme a una ragazza. Adesso è diventato impossibile ovunque. E questo perché gli americani non sono in grado di stabilire rapporti decenti con i Paesi del Medio Oriente».

L’ultima domanda è a proposito di Bergen, ormai una delle capitali alternative del rock europeo (oltre ai Kings Of Convenience da là arrivano anche Sondre Lerche e i Royksopp).
Eirik: «È difficile spiegare perché Bergen sia una città così musicale. Se vai a un concerto, metà degli spettatori sono musicisti. Bergen ha 250 mila abitanti, all’incirca gli stessi dell’Islanda, un altro posto dove si fa musica un po’ dappertutto. Probabilmente è un numero magico. Scherzi a parte, è positivo che la scena attuale non sia patrimonio esclusivo di inglesi e americani. Una delle prime a interrompere l’egemonia è stata un’italiana, Sabrina Salerno. Sexy Girl e Boys sono capolavori. Anzi, sarebbe splendido lavorare con lei. Una cosa del tipo “Kings Of Convenience featuring Sabrina Salerno”. Ma è ancora bella come nei video di allora?».

thanks to Francesco Buscicchio for the scan