10/6/2004
Kings Of Convenience
I norvegesi terribili
sono tornati!
Tre anni non sono poco nel sistema numerico della musica. Tre anni sono
il periodo trascorso fra il debutto dei Kings Of Convenience
con "Quite Is The New Loud" e "Riot On An Empty Stret",
il loro ritorno discografico. In questo lasso di tempo sono successe
molte cose nel mondo dei due scandinavi: viaggi per il mondo, dischi
solisti (tutti per Erlend Oye), immersione nello studio (Eirik
Glambek
si sta per laureare in psicologia)...insomma tutto quello che ci vuole
per tornare ad imbracciare la propria chitarra per il piacere di farlo.
In questo modo - dall'armonia ritrovata, ma in verità mai
perduta -
nasce il secondo album dei KOC, un concentrato di melodie austiche che
non deluderà i fan degli esordi. Abbiamo incontrato (per la
seconda
volta) il duo norvegese nel corso di una breve visita a Milano e la
loro formula è la stessa: sarcasmo, gentilezza e ancora sarcasmo.
Sono passati tre
anni dalla
realizzazione del vostro album d’esordio. Erlend è stato
coinvolto in
diversi progetti musicali, mentre tu Eirik? Hai sentito il bisogno di
cambiare scenario dopo l’immersione nel musibiz?
Eirik:
Ovviamente anche io ho lavorato con la musica perché il nuovo
album
contiene canzoni che sono state scritte negli ultimi tre anni. Quindi
ho scritto canzoni e ho suonato la chitarra a casa e ho anche studiato
psicologia.
Abbiamo saputo che
ti sei laureato...
Ei: Sì, quasi.
Erlend: Credo che sia un po’ sbagliata questa idea
che Eirik non
abbia progetto paralleli. Li ha eccome, anche se non sono
professionali. Lo fa più per il gusto di suonare. In passato
aveva una
rockband e ancora ci suona. È una cosa positiva perché
deve continuare
a farlo.
Com’è stato
per voi tornare alla dimensione ‘Kings of Convenience’ dopo tutte
queste esperienze diverse?
Ei:
Io non sento di essere tornato a qualcosa perché questo è
il modo in
cui è stato sviluppato il nostro progetto da quando abbiamo
iniziato
sette o otto anni fa: vivere in diversi Paesi, fare cose diverse e poi
incontrarci una volta ogni mese o ogni due mesi per suonare insieme una
canzone. Fondamentalmente lo facciamo da anni, quindi nessun grosso
cambiamento.
Siete sempre stati
molto abili
con i titoli: ‘Quite Is The New Loud’ ha in un certo senso lanciato
l’intero ‘new acoustic movement’ e ora ‘Riot On An Empty Street’
riaccende l’interesse. Che cosa volete evocare con queste parole?
Er:
‘Riot On An Empty Street’ sta a significare una cosa che apparentemente
è calma, ma c’è qualcosa che sta succedendo sotto la
superficie. È
anche il nome di una canzone che uscirà in futuro e che ha molto
in
comune con le canzoni contenute in questo album.
Il disco avrebbe
dovuto intitolarsi ‘Republic Of Two’, quali sono le ragioni del cambio
di titolo?
Ei: Perché qualcun altro aveva già
pubblicato un disco intitolato Republic Of Two’. Siamo arrivati tardi.
Entrambi avete
viaggiato molto. Erlend ha anche vissuto a Berlino per un po’. Il disco
è stato registrato a Bergen? La Norvegia rimane una fonte di
ispirazione per la musica dei Kings Of Convenience?
Ei:
Sì, è stato registrato a Bergen in Norvegia. Erlend
è tornato da
Berlino per un periodo di tre mesi. Lo studio è a 200 metri dal
mio
appartamento a Bergen e quindi l’abbiamo trovata la scelta più
ovvia.
Bergen in inverno è un posto fantastico per registrare in studio
perché
ci sono pochissime distrazioni fuori, quindi non ci sono feste
dall’altro lato della strada a cui presenziare. Riesci a trovare la
concentrazione di cui hai bisogno, anche solo guardando cadere la
pioggia e tu sei felice e al caldo.
In questo senso
‘Homesick’, il pezzo che apre il disco, è un riflesso del
sentirsi legati a un posto?
Ei: Il verso dice ‘I’m turning homesick, ‘cause I no
longer know where home is’ (Mi sta venendo la nostalgia,
perchè non so più dov’è casa,
N.D.R.), quindi parla del momento in cui lasci diversi posti, cominci
ad amare le caratteristiche del nuovo paese e riconosci che il nuovo
paese in cui vivi è migliore da quello da cui provieni. È
più
l’espressione del sentimento di quando non sai più a cosa
appartieni.
Er: Aggiungerei che c’è qualcosa di buono in
tutti i luoghi. In
alcuni posti ci sono delle persone che ti danno certi sentimenti, poi
c’è il fatto che non puoi stare in un luogo senza, prima o poi,
cominciare a pensare ad un altro.
Il vostro primo
album era incentrato sulle relazioni sentimentali e i fallimenti che
spesso ne conseguono. Qual è il tema dominante di quest’ultimo
disco?
Ei:
Le canzoni del primo disco sono state scritte in un periodo in cui
avevamo tra i 20 e i 24 anni e parlavano sempre di ragazze…il tema era
‘le piacerò o no? Lei mi piace, ma non credo di piacerle’... Per
quest’album abbiamo composto tra i 25 e 28 anni quindi è un
più in
stiel ‘Sì, so di piacere a questa ragazza, ma non so se lei mi
interessa più. Credo di dover continuare la mia vita da solo..”
Sappiamo che i
Kings Of Convenience non sono una band politicizzata, ma ci chiedevamo
se ci sia un qualche riferimento
politico nelle nuove canzoni. La maggior parte dei pezzi, infatti,
è
stato scritto durante la guerra in Iraq, l’operato di Bush e via
dicendo...
Ei: Già il fatto di dire
che non c’è politica nei testi, è un’affermazione
politica, nel senso
che credo che questa guerra al terrorismo abbia già avuto
così tanta
attenzione facendo sì che la gente ci pensasse continuamente.
Tutto è
stato esageratamente gonfiato e la cosa più politica che
potevamo fare
era realizzare un album apolitico.
Er: Il nostro album è parte di uno schema
più grande: la guerra alla guerra.
Tornando alla
musica, questa
volta sembra che abbiate sperimentato di più con gli strumenti.
Quali
sono i cambiamenti più importanti che riguardano il vostro
approccio
alla composizione e alla registrazione dei pezzi?
Ei:
Questa volta abbiamo avuto un approccio molto più libero,
abbiamo
deciso di seguire ogni idea che ci fosse venuta in mente in studio.
Fondamentalmente abbiamo provato diversi tipi di strumenti, la maggior
parte dei quali non sono finiti sul disco, ma abbiamo comunque fatto
molti esperimenti, abbiamo suonato la fisarmonica, l’organo a pompa e
altre cose, anche se poi non molti strumenti non sono finiti sul disco,
ma questa volta l’approccio è stato molto più libero.
Sembra anche che
le parti di
chitarra siano più diversificate come, ad esempio, nella canzone
‘Love
Is Not Big Truth’ dove il suono sincopato della chitarra sembra
riportare alle sonorità dei primi Police...è possibile?
Ei:
E’ la prima cosa che ho pensato non appena abbiamo inciso la canzone!
‘Questo pezzo di chitarra ricorda un po’ i Police’! Sei stata la prima
persona ad averlo notato, quindi congratulazioni!
’I’d Rather Dance
With You’ è una canzone molto interessante e porta senza dubbio
con sé degli aspetti dance che Erlend ha sviluppato con il suo
progetto solista. Com’è nata?
Er:
La cosa interessante di questa canzone è che è stata
composta nel 1999.
Ha segnato un po’ il nostro e il mio avvicinamento alla musica
elettronica. È stato nell’estate del 1999 ho chiesto al mio
amico DJ
Erot se io ed Eirik avremmo potuto fare qualcosa su una canzone che era
ancora solo strumentale che avevamo già fatto. Ora si può
sentire su
diverse compilation con il titolo di “Gold As The Price Of Silver”. Un
mese dopo cercavo di capire perché ad alcune persone di Bergen
che io
stimavo piaceva la house music: uscivo, sono anche stato in Inghilterra
nei club, ma anche in Norvegia in diversi posti in cui si va quando si
esce si trova musica da ballare. È stata l’unica volta in cui mi
sono
messo subito a comporre la canzone, avevo delle cose in mente che
volevo davvero scrivere. Di solito noi iniziamo con la chitarra, poi ci
viene un’idea; solo in seguito decidiamo di cosa dovrebbe trattare la
canzone. Quella volta invece volevo dire quello, ma non trovo molte
differenze in questo brano: mi pare che la canzone abbia sempre la
stessa struttura armonica e melodica delle stesse altre canzoni. Forse
si può dire che c’è un po’ meno melodia in un certo
senso, quindi
abbiamo dovuto aggiungere noi un po’ di melodia per farla funzionare.
La sorpresa di
questo disco è la presenza di una collaborazione speciale con
Leslie Feist. Come l’avete conosciuta e come le avete offerto di
partecipare al vostro disco?
Ei:
Siamo andati al suo concerto quando ha suonato a Berlino nel dicembre
del 2002. Suonò in un club molto piccolo, nel retro. C’erano 20
persone
fra il pubblico e la stanza era piena per quanto era piccola, lei stava
da sola con la sua chitarra elettrica e la voce. La sua performance ci
trascinò via era qualcosa di completamente diverso da ciò
che avevamo
ascoltato fino ad allora. Feist mi diede il suo demo e io lo ascoltai
continuamente. È stato un sogno che si realizza che lei sia
venuta fino
a Bergen a registrare il disco con noi.
Qual è
stato il suo contributo oltre al fatto di aver aggiunto la sua magica
voce?
Ei:
Abbiamo deciso di lasciare uno spazio aperto alla fine delle canzoni in
modo che lei potesse scrivere la sua parte. Ecco che quello che sentite
sulle due canzoni in cui appare anche lei è la sua
interpretazione
della canzone.
Er: Quello che succede anche quando si ha
un’esperienza con la
musica elettronica è che se vieni messo in una nuova situazione
e ci si
aspetta che tu faccia qualcosa quando normalmente non l’avresti fatto,
il tuo cervello, nella maggior parte dei casi, funziona meglio. Questo
perché reagisce a una nuova situazione facendo qualcosa di
nuovo.
Avendo presente com’è lei, ho pensato che avrebbe fatto qualcosa
di
giusto, ed è stato così. È bello che io ricordi
ancora quello che ho
pensato. Mi sono detto che saremmo riuscito a farlo ed è
successo! Lo
ascolto ancora adesso ed è ancora magico, non suona come una
cosa che
era stata forzata.
Abbiamo scoperto
il suo disco per caso l’anno scorso e so che lo pubblicherà in
Europa con un’altra casa discografica. Giusto?
Ei: Sì, sta per uscire l’album per la
Polydor. Non so quando uscirà in Italia...
Avremo la
possibilità di vederla in tour con i Kings Of Convenience?
Er: Sì.
Ei: E’ possibile.
Er: Stiamo cercando di combinare le cose,
perché anche lei ha molti impegni, quindi ancora non sappiamo.
Come avete
già detto, ci sono
alcune canzoni nel disco che sono state scritte alla fine degli anni
‘90. Ci potete dire quali o è un segreto?
Ei:
No, te lo posso dire. ‘Homesick’, ‘Surprise Ice’, ‘Gold In The Air Of
Summer’ e ‘I’d Rather Dance With You’ sono le canzoni degli anni ’90.
Dopo aver fatto
uscire il
primo album, avete pubblicato ‘Versus.’ una raccolta di vostre canzoni
mixate da altri artisti. Avete in programma di fare una cosa simile
anche stavolta?
Ei: Sì, è una
possibilità. Se incontriamo delle persone giuste che hanno
voglia di
fare dei remix di queste canzoni, allora potremmo anche farlo.
Decideremo, ma dipende se troveremo i remix giusti fatti dalle persone
giuste.
Avete in programma
un tour a breve?
Er: O merda, dobbiamo andare!
Ei: No, suoneremo a Roma in luglio.
Er: Il 16.
Ei: Sì, il 16 luglio suoneremo a Roma.
Er: In un grande spazio.
Ei: Poi torneremo in Italia per altre date in
autunno.
Abbiamo avuto la
possibilità
di vedervi sul palco nel 2002 e ricordiamo uno show molto intenso, ma
anche molto divertente. È cambiato qualcosa ora, anche dopo il
tour
solista di Erlend?
Ei: Ancora non lo sappiamo, non abbiamo ancora
iniziato a fare concerti.
Er: Ne abbiamo fatto solo uno ed è andato
bene, è stato carino.
La tua esperienza
con l’elettronica, Erlend, ha portato qualcosa di nuovo all’esibizione
live dei Kings Of Convenience?
Er:
Diciamo che piuttosto porterà qualcosa di nuovo vecchio. Per me
i Kings
Of Convenience sono diventati con lo ying e yang della mia musica e io
amo i Kings Of Convenience perché sono fatti da due chitarre
acustiche
e da due voci. Voglio che rimanga quello che è, cosa molto rara
di
questi tempi. Norah Jones ha venduto tantissimi dischi, in parte
perché
faceva musica molto tranquilla e molta gente aveva voglia di quello.
Sfortunatamente la sua musica è anche noiosa, quindi non ha un
effetto
molto positivo su di me. Ecco perché ho bisogno dei Kings Of
Convenience. Con anche tanto altro spazio. Tanto altro spazio per
pensare.
Quando vi siete
esibiti a
Milano avete fatto un pezzo di Cornelius che avete remixato ed era
veramente fantastico. L’avete mai registrato?
Er: In effetti è disponibile sulla
compilation “DJ Kicks” per la K7! Records, traccia numero 2!
Cosa ci potete
raccontare del video di ‘Misread’? Avete scelto un unico piano
sequenza. Come vi è venuta l’idea?
Ei:
Siamo stati contattati da dieci diversi registi di dieci stati diversi
che hanno avuto idee diverse per il video. L’idea che era più
simile a
quello che avevamo in testa era quella di François Nemeta, il
regista
francese con cui avevamo già lavorato per l’album precedente. La
sua
idea era di creare un video molto, molto semplice senza montaggio, con
un solo lungo filmato con l’obiettivo che si muove a partire dalla cima
dell’albero per poi arrivare a terra e alla fine tornare in cima.
L’immagine che ho avuto quando ho letto lo script che aveva scritto
François sembrava veramente adatto al video. Quindi quando siamo
arrivati a Parigi ,sei settimane fa, per girare questo video ci siamo
accorti che non stava proprio lavorando come avevamo deciso. Pioveva e
Parigi era troppo uggiosa per girare un video in mezzo al verde,
sembrava una cattiva idea e ci siamo messi ad aspettare tutto il giorno
sotto la pioggia. Poi improvvisamente più tardi nel corso del
pomeriggio è uscito il sole e brillava sull’erba bagnata. Tutto
sembrava estremamente bello, c’era un’atmosfera felice nell’aria.
Quando uscì
il vostro primo
disco la stampa inglese vi ha inserito nella scena già affollata
da
Turin Brakes, Badly Drawn Boy e simili. Ora il New Acoustic Movement
sembra essere un scomparso, ammesso che sia mai esistito. Vi preoccupa
il fatto di non essere più sotto l’obiettivo dei media come tre
anni fa?
Ei: No.
Er: Grazie al cielo siamo ancora al centro
dell’attenzione dei media italiani.
Ei: Le band che hai citato come Badly Drawn Boy, i
Turin Brakes
e anche Starsailor e I Am Kloot sono ancora in giro, quindi non
è che
la scena è finita, solo che non c’era un’ondata vera e propria,
solo
band che suonavano e sono ancora in giro, anche noi siamo ancora in
giro. Non penso che sia cambiato molto.
Cosa ne pensate
della rinascita del rock’n’roll che stiamo vivendo da due anni a questa
parte?
Ei:
Alcune cose mi sono piaciute, ma adesso sono arrivato a un punto in cui
mi sta un po’ annoiando. Quando sento di nuove band rock’n’roll che
stanno uscendo in questo periodo penso che sia una cosa un po’
prevedile. Oggi si deve per forza essere una band di revival
rock’n’roll per avere successo ora, le band emergenti vogliono tutte
essere band di revival rock’n’roll, ma è una cosa noiosa e
prevedibile.
Er: E’ molto fastidioso perché sembra si
debba aspettare di
trovare i nuovi Kinks, i nuovi Led Zeppelin, i nuovi questi e poi i
nuovi quello: sono tutte nuove brave band da rispolverare. La cosa che
trovo veramente fastidiosa è che prendono il suono o la
struttura di
una band in particolare o di un decennio, ma nello stesso tempo
prendono anche lo stesso songwriting. Prendono le stesse parole e le
cambiano solamente i posto. Anche con la rima, invece di fare A e B,
fanno B e A. Si può prendere qualcosa dell’immaginario musicale
o
l’ispirazione per fare le proprie cose, ma devo anche sentire che sto
ascoltando qualcosa della vita di queste persone. Invece sembra che
parli della vita di suo padre! Mi è capitato ascoltando la
musica dei
Jet.
C’è qualche
gruppo di questa scena che vedete come una band vera e propria?
Er: Una vera band...Gli White Stripes hanno qualcosa
da offrire! La mia hair-band preferita, io le chiamo così, sono
The Rapture.
C’è
qualcosa che, al giorno d’oggi, vi fa venire voglia di urlare?
Er:
Sono molto contento per l’estate. Sta arrivando anche quest’anno.
C’è
un’altra cosa per cui urlerei, anche se sembra un po’ strano. Credo che
sia tempo per l’Unione Europea di buttare giù le ultime barriere
per
prevenire l’arrivo di nuove guerre in Europa. È tempo di
imparare a
capirsi a vicenda e imparare le nostre lingue. Credo che sia il momento
di smettere di doppiare i film. Se in tedeschi guardano un film in
italiano e ascoltano l’italiano con i sottotitoli in tedesco,
lentamente inizieranno a sapere l’italiano e molta più gente
proverà a
imparare l’italiano. Questo è il bello dell’inglese, loro fanno
l’80%
dei film o almeno sembra. Tutti parlano l’inglese! Allora saremo in
grado di comunicare meglio.
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