MTV Italia Interview

FIORDI, CHITARRE E SENSE OF HUMOR
Il credo acustico dei Kings Of Convenience



Nordici, essenziali, minimali, attaccati alla loro terra e con uno spiccato sense of humor. Ecco i Kings Of Convenience. Il duo acustico che viene dalla Norvegia ci ha raccontato che si può essere unplugged anche remixando le proprie canzoni, ci ha parlato di una nuova era per la musica scandinava e ci ha spiegato che la definizione “New Acoustic Movement” può essere una gabbia, certe volte. Una performance di fronte al Re di Norvegia, un successo clamoroso - quanto inaspettato - in Italia, e la certezza che il futuro riserva nuove direzioni musicali, purché siano acustiche. Indovinate poi chi hanno scelto Elrend e Eirik fra Simon & Garfunkel, Nick Drake e Smiths…

Parliamo un po’ della vostra storia. Vi siete incontrati da piccoli a scuola e dopo qualche anno avete cominciato a suonare nella stessa band, gli Skog. Quando e in che modo avete realizzato che era giunto il momento di lasciare la band e formarne una tutta vostra?

ERLEND: Non c’è stato un momento preciso, è stato un processo lento: ogni tanto ci ritrovavamo a suonare insieme e qualcosa a cominciato a muoversi nella nostra mente.
EIRIK: Non abbiamo mai deciso di lasciare la band, è stato molto graduale.

Sembra proprio che la Norvegia sia un luogo molto speciale per voi: siete cresciuti a Bergen e vivete lì tuttora, tutti i vostri video hanno come setting la Norvegia e i suoi elementi tipici (la neve, la campagna, i fiordi). In quale modo la vostra musica è influenzata dalla vostra terra?

EI: È una domanda difficile! Il posto dove sei cresciuto e vivi è una parte di te, è dura quindi dire quanto una parte di te condiziona la tua musica. Non vedo la possibilità di comportarci in modo diverso dal nostro consueto modo di fare: non ci vedrete mai in un video dove camminiamo per New York sotto i grattacieli, perché non è parte della nostra vita!
ER: La nostra enfasi sulla Norvegia è una reazione a tante band degli ultimi dieci anni che sembrano vergognarsi di essere norvegesi... non vedo perché doverlo fare!

Rimanendo in tema, la musica scandinava ha spesso avuto molto successo in Europa, ma la maggior parte delle volte le band che hanno ottenuto più attenzione erano e sono di stampo decisamente pop, dagli Abba fino agli Steps e agli Aqua, persino i Cardigans, in un’accezione più sottile. Al contrario, voi incarnate l’essenza più pura della musica nordica, essenziale e introspettiva e, allo stesso tempo, state avendo molto successo. Pensate in questo modo di aver dato il via a una nuova era per la musica scandinava?

EI: Credo noi siamo molto diversi da gran parte di questi gruppi che, come detto, cercano di essere diversi da ciò che sono. Spero ci sia un nuovo trend nella musica pop, in cui le persone si presentano per quello che sono, prendendo ispirazione da ciò che vivono piuttosto che da cose inesistenti.
ER: Il motivo per cui noi sembriamo essere la prima band norvegese che fa questa musica, quando invece ci sono tante altre band che fanno buona musica non commerciale, è da ricercarsi nelle case discografiche scandinave, che sembrano avere maggiori motivazioni nel cercare di esportare musica commerciale. Noi invece siamo di un’etichetta inglese: in Inghilterra sono molto più attenti a trovare gruppi non commerciali, che poi hanno successo, come i Radiohead, che fanno musica abbastanza strana, ma ce l’hanno fatta!
EI: Noi abbiamo preso da tanti musicisti norvegesi che, come noi, scrivono con la chitarra acustica e abbiamo portato questa tradizione in una buona etichetta indipendente inglese, che l’ha diffusa in altri paesi.



Guardando i vostri video, le copertine dei vostri album o persino il modo in cui agite sul palco, sembrerebbe proprio che abbiate due ruoli molto definiti nel duo. Sembra quasi che vogliate dare due opposte impressioni di voi: Eirik come quello posato, con una fidanzata molto carina e una vita perfetta, Erlend come il ‘loser’ della situazione, sempre nascosto dietro un angolo. Avete messo in piedi questi ruoli intenzionalmente? E soprattutto queste due opposte impressioni riflettono la vita reale?

ER: Cosa posso dire? Lui ha una bella ragazza, io sono un perdente!! Non interpretiamo nessun ruolo, è tutto naturale! Chi aveva la ragazza sulla copertina? Lui! Chi non l’aveva? Io! Chi cantava da solo? Io! Chi non lo faceva? Lui!
EI: Il risultato di tutto questo è che lui è pieno di ragazze!

Parliamo di “Versus”, l’album di remix da poco uscito. È piuttosto inusuale che un duo acustico decida di ri-pubblicare le proprie canzoni in versione remixata. Come vi è venuta questa idea e in che modo avete scelto le varie collaborazioni?

ER: Sono versioni che non erano adatte a "Quiet Is The New Loud", che è un disco che porta fino in fondo un certo tipo di suono. Dopo volevamo fare qualcosa di completamente diverso. Il motivo per cui "Quiet Is The New Loud" è così semplice e "puro" non è dato dal fatto che non amiamo il ritmo e strumenti diversi, ma è solo che ci piace focalizzare una cosa alla volta.
EI: "Versus" è il risultato del fatto che abbiamo molti amici che fanno musica elettronica, quindi molti di quelli che hanno fatto i remix sono nostri amici. Era un modo per lavorare insieme a persone con cui comunichiamo.

Si può forse dire che la decisione di realizzare un album di remix sia un modo per prendere le distanze dal cosiddetto ‘New Acoustic Movement’?

EI: Sì, è il nostro modo di far sapere che ci piacciono anche il ritmo e la musica elettronica, che non siamo dei fanatici. Ma noi vogliamo ancora essere una band acustica, ma con la mente aperta!
ER: Non vogliamo prendere le distanze dagli artisti, che ci piacciono, ma da altre cose.
EI: Sì, vogliamo solo fuggire da una gabbia in cui ci hanno messo.

Nelle vostre canzoni sembra ci sia una sorta di autocompiacimento nello scrivere e cantare di storie di indolenza, fallimenti sentimentali e piccoli drammi quotidiani. Esiste davvero questo sentimento di fondo? Vi sentite davvero più a vostro agio con questo tipo di argomenti?

ER: Non crediamo che parlare di terrorismo sia adatto ad una canzone pop, penso non funzionerebbe.

“Versus” è un album a diverse facce: ci sono influenze trip-hop, dance e jazz, arrangiamenti orchestrali e molti altri elementi che rendono quasi impossibile tracciare una linea comune fra le canzoni. Da dove viene questa eterogeneità di suoni?

EI: L’unico filo rosso del disco siamo noi! Sono tutte canzoni scritte da noi. Ogni artista che ha curato i remix ha aggiunto le sue influenze, quindi il risultato è molto diversificato. Sono dieci artisti diversi.
ER: La diversità le accomuna, pur se il punto di partenza è lo stesso. Se ci fossero state sei canzoni tutte in stile jazz o lunge sarebbe stato più facile, ma non è così!



Quali sono i prossimi passi che volete intraprendere? Ritenete che i Kings Of Convenience rimarranno un duo acustico o pensate di cercare qualche nuova direzione musicale?

EI: I Kings of Convenience hanno a che fare soprattutto con lo scrivere canzoni, è quello che facciamo e faremo ancora. Abbiamo appena iniziato a registrare il prossimo disco: ci saranno più strumenti, ma credo ancora che abbiamo una missione come band acustica; non vogliamo deludere chi ci dice: "Oh, finalmente qualcuno che fa musica vera con strumenti veri!".
ER: E saremo ancora una band vocale, lavoreremo ancora molto su cosa e come cantiamo.

Questa non è la vostra prima volta in Italia. Il minitour che avete intrapreso è senza dubbio la conferma del grande successo che avete ottenuto nel nostro Paese. Vi aspettavate una reazione del genere dal pubblico italiano?

EI: La volta scorsa siamo rimasti molto sorpresi dalle tante persone che sono venute ai nostri concerti, così siamo “abituati” all’entusiasmo degli italiani, lo apprezziamo molto!
ER: L’hai chiamato mini-tour, ma per noi è un tour lungo!
EI: Non abbiamo mai fatto sette date di fila!

Recentemente avete suonato all’Ambasciata Norvegese di Londra in occasione del centesimo anniversario del Premio Nobel. Cosa vi è rimasto di quell’esperienza? E soprattutto cosa avete provato a suonare in un contesto così istituzionale?

EI: È stato grande rappresentare una piccola nazione come la Norvegia in un contesto così importante, è una sorta di “orgoglio nazionale”! È stato bello essere invitati, suonare, salutare l’ambasciatore. Il nostro manager è stato invitato al cospetto del re e della regina di Norvegia, lì all’ambasciata!

Dal momento che questa è un’intervista per un sito internet, ci piacerebbe sapere in che modo vi rapportate al web e in particolare vorremmo sapere qual’è la vostra opinione sullo scambio gratuito di musica in rete.

ER: Non ho un’opinione precisa a riguardo, non uso Napster. A me piace vedere il progetto artistico, avere il cd da mettere nel lettore e non un semplice file.
EI: Come era bello avere tra le mani il vinile invece del piccolo cd, così l’idea di scaricare un file e metterlo su un cd non mi entusiasma, ma non critico le persone che lo fanno.
ER: Soprattutto qui in Italia è il modo più comune per ascoltare musica! La nostra casa discografica trova molto difficile far acquistare il nostro disco nel Sud-Italia...!

Simon & Garfunkel, Nick Drake and gli Smiths. Chi scegliete e perché?

ER: Simon & Garfunkel sono grandi, ma sceglierei fra Nick Drake e Smiths…
EI: Abbiamo da poco sentito gli Smiths nel nostro tour-bus, quindi...
ER: “Hand in glove, the sun shines out of our behinds, no it’s not like any other love, this one is different because it’s us..”…Sì, scegliamo gli Smiths!!