Kings Of Convenience, il ritorno dei Re
Riot On An Empty Street: il duo norvegese torna
all'acustico, ma ora "spreme" lo studio. Intervista
di Luca Trambusti
Attesissimo
da pubblico e critica, arriva il nuovo album dei Kings Of Convenience. Riot
On An Empty Street conferma l'ottima impressione lasciata dal duo
norvegese nell'ambito del "new acoustic movement". Il disco di remix Versus
resta una parentesi, Riot On An Empty Street
ripresenta sonorità acustiche e delicate, anche se per
l'occasione il
tutto assume un sapore diverso, frutto della maggior esperienza. Pur
segnando inconfondibilmente con le acustiche il loro stile, Eirik
Glambek Bøe e Erlend Øye mettono in campo una
varietà musicale di tutto
rispetto creando un album eterogeneo e piacevole. Abbiamo lungamente
chiacchierato con Eirik (quello senza occhiali) mentre Erlend è
arrivato solo sul finire dell'intervista.
Il
vostro debutto è stato un inaspettato successo. Quanto ha
influenzato la vostra musica e la vostra vita?
Non penso si possa parlare precisamente di successo. Il disco è
piaciuto alla gente e ne siamo contenti, siete voi giornalisti che
avete gridato al successo. Per noi non è cambiato assolutamente
nulla,
siamo stati in giro a suonare per lungo tempo, poi io sono tornato a
Bergen a vivere con la mia ragazza. L'approccio alle registrazioni
è
rimasto lo stesso: nello studio di Bergen ho iniziato a registrare
alcune cose con molta calma. Le riascoltavamo con Erlend quando tornava
da Berlino, dov'è andato a lavorare, lui aggiungeva le sue idee
e il
disco ha preso forma e corpo.
Insomma,
girare il mondo, raccogliere applausi, le interviste...niente di tutto
questo vi ha fatto cambiare?
No, anche se tre anni fa siamo rimasti scioccati, stupiti da quanto ci
capitava. Tutto è stato superato, abbiamo recuperato la nostra
tranquillità e questo disco non ne ha risentito. Ci siamo
focalizzati e
concentrati esclusivamente sulla nostra musica, riuscendo a fare
ciò
che veramente volevamo. E' stato un lungo lavoro di studio durato sei
mesi, con moltissime ore di registrazione tra cui poter scegliere.
Il
risultato, secondo lei...
Un album che si può ascoltare in qualsiasi momento del giorno e
della
notte, perché contiene una varietà musicale che
rappresenta bene i
differenti stati d'animo che si possono avere anche nel corso della
stessa giornata.
Quali
sono le principali differenze rispetto al vostro passato?
L'album precedente, Quiet Is the New Loud,
aveva delle forti idee acustiche e liriche registrate in maniera
semplice. Questa volta invece avevamo delle canzoni dai sapori
differenti e abbiamo cercato di usare un approccio opposto alla
registrazione, usando maggiormente le possibilità che offre lo
studio.
Pur senza fare cose particolari, abbiamo adoperato una serie di
accorgimenti tecnici e fatto un uso differente degli strumenti che
rendono più ricco il risultato finale. C'è stato in
questo senso un
miglioramento, una crescita.
Questa
varietà sonora è ricercata o è uno sviluppo
naturale?
E' tutto assolutamente naturale. Se mi metto alla chitarra per scrivere
una canzone, e lo stesso vale per Erlend, non penso certo "adesso
faccio una bossa nova, un folk, un blues...". Inizio a suonare degli
accordi (Eirik imbraccia la chitarra, ndi) e a seguire una melodia che
mi viene in testa. Se poi tutto ha un senso e una logica, si finisce di
sviluppare la canzone. A volte tale processo dura dei mesi,
perché
l'idea di come deve proseguire la canzone mi arriva con il tempo. Ci
piace scoprire accordi durante i soundcheck. Nei teatri con un'acustica
nuova ogni volta che suoni ti sembra di fare qualcosa di differente e
il suono della chitarra è sempre una scoperta. Infine, il
passaggio
dalla creazione alla confezione è molto lungo, prima di tutto
perché
bisogna trovare le parole adatte, poi perché lavoriamo molto per
arrivare a un risultato che ci piaccia.
Quanto
rispecchia il vostro carattere questa musica così calma e
rilassante?
Moltissimo. Siamo due persone tranquille e pacate, ma non noiose.
Amiamo molto il rock e non ascoltiamo solo musica acustica. Penso
però
che ci sia un'altra componente importante nella nostra musica: il fatto
di vivere in Norvegia. Da noi la natura ha un peso rilevante, il
paesaggio è fondamentale per ogni norvegese, mi sembra che qui
sia
diverso. L'alternarsi delle stagioni in Norvegia è evidente e
anche a
Bergen ha un suo effetto sulle persone.
Homesick,
la prima traccia del disco, è molto vicina allo stile di Simon
& Gartfunkel.
Esatto, è una sorta di tributo.
Erlend,
quanto la sua esperienza solista ha influenzato questo album?
Abbastanza, perché il produrre musica pop mi ha fatto scoprire
aspetti
differenti dalla nostra musica. Soprattutto, è diverso essere
produttore, ti aiuta a capire molto su quello che devi fare per creare
un disco o una canzone.
Perché
è andato a vivere a Berlino lasciando Bergen?
Perché Berlino è più economica e più bella.
E
più creativa?
No, le città non sono creative, lo sono le persone. Diciamo che
mi piacciono le nuove esperienze.
In Rete:
Kings Of
Convenience (sito ufficiale)
(23
giugno 2004)