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Magie nordiche
di
Carlo Griseri
I Kings of Convenience
sono un gruppo fenomenale: chi li conosce, chi apprezza il loro album
("Quiet is the new loud"), non può farseli scappare dal vivo; tutti gli
altri sappiano che rappresentano uno dei principali gruppi del
famigerato NAM (New Acoustic Movement), che sono due giovani norvegesi
e che dal vivo sono assolutamente strepitosi.
Il loro set è
quanto mai scarno: i vestiti molto semplici, le chitarre classiche che
li accompagnano a tracolla, un pianoforte dietro di loro. E basta. Il
locale non è avvezzo ai loro suoni, il pubblico un po' rumoreggia e
loro si stizziscono, rimproverandolo; ma dopo qualche pezzo si
sciolgono e si mostrano nella loro vera natura: due simpatici ragazzi,
divertenti e divertiti dal loro destino, che amano molto dialogare con
gli spettatori, che viaggiano allegramente per l'Europa deliziando
piccole platee entusiaste. Quando salgono sul palco colpisce la
differenza tra i due: uno è bellino, elegante, suona gli assoli...
l'altro è magrissimo, capelli rossi, vestito non proprio benissimo,
occhialoni stile Rivincita dei Nerds... Ma nel corso della
serata si capisce quali sono i veri ruoli: il secondo è il motore del
gruppo, la sua voce viene fuori ed è in grado di ammaliarci, è lui che
intrattiene il pubblico, che gigioneggia, che invita la platea a fare
"snapping", che improvvisa gag con l'asta del microfono, che trascina
nello scehrzo anche il più timido compagno.
Le canzoni di "Quiet
is the new loud" sono splendidi esempi di semplicità, sono soffi, sono
lievi e magiche: le loro mani sembrano accarezzare le corde, sembra
impossibile che i suoni escano da quei tocchi leggeri... le loro voci
si intrecciano splendide regalandoci emozioni palpabili. Il pubblico
reagisce bene, il locale è quasi pieno e, a parte i pochi disturbatori,
è completamente in balia di questi due ragazzi. Un boato saluta il
pezzo più bello della serata, Singing softly to me, seguito a
ruota da quello che ne è a dichiarata prosecuzione, The girl from
back then. Il loro ultimo singolo, Failure, viene
riconosciuto subito dal pubblico, che va in visibilio all'annuncio di Toxic
girl,
primo grande successo della band. Annuncio in cui raccontano
compiaciuti che il pezzo è stato inserito nella colonna sonora del
nuovo film di Gwyneth Patrow.
Dopo Toxic girl suonano la splendida The weight of my words,
e ancora siamo tutti in estasi quando arriva la delusione: ancora un
pezzo e poi tutti a casa. Chiudono come chiusero l'album: una eterea Parallel
lines,
che in un attimo ci porta a salutare questi splendidi musicisti. Un'ora
di concerto, giusto il tempo di suonare tutto il loro disco d'esordio e
di intrattenere un po' il pubblico. Sono mancate le cover, che i due
tanto amano, e che avrebbero potuto rendere ancora più magica la
serata. Tornano per i bis, ed Erland, liberato dagli strumenti,
prima si fa accompagnare dal suo socio in una spassosa parodia dei
singer anni '50, poi presenta l'ultimo album in un certo senso loro:
Versus,
un disco di remix dei loro brani effettuati da vari dj. In particolare
pubblicizzano (o meglio sarebbe dire sbeffeggiano) quello compiuto dal
giapponese Cornelius, che ha trasformato un loro brano in un
pezzo house.
Ce lo fanno sentire, e prima si divertono a cantare in playback e a
fingere di suonare, poi si lanciano in una scatenata danza (Eirik
è un po' impacciato e si defila subito) che porta Erland
a buttarsi in mezzo alla pista facendo letteralmente impazzire il
pubblico. Il concerto finisce così, in festa, e tutti i presenti escono
con la faccia soddisfatta, il sorriso sulle labbra e il cuore pieno di
emozione.
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