Concerto
Anteprima Goa Boa
Genova
24/06/2005
Che generazione
fortunata, la nostra. Potersi godere un
duo giovane
e carino che suona splendide canzoni con la chitarra acustica. Finora
potevano vantarsi di questo primato solo i fan di Simon &
Garfunkel. Ma per noi sbarbatelli vengono in soccorso Erik Glambek Bøe
e Erlend Øye, in arte Kings Of Convenience.
Sul palco sono in
quattro. Oltre ai due protagonisti
troviamo un
violinista e un bassista che con discrezione si fanno amare per il
compitino svolto con perizia e tanti sorrisi.
C'è un atmosfera
surreale questa sera. Praticamente
l'80% del
pubblico è formato da coppiette teneramente abbracciate, il restante
20% da ragazze innamorate di quei timidi bozzetti sonori che vorrebbero
fossero scritti per loro.
I due
protagonisti, invece, sono i classici ragazzi
timidi,
carini e con molte cose da dire ma che, per forza di cose, rimangono da
soli a casa con le loro chitarre, scrivendo canzoni per ragazze che non
esistono. Ma che in realtà sono a centinaia fra il pubblico.
Vorrei saper
scrivere canzoni come le loro, vorrei far
innamorare una ragazza con due accordi e il suono della mia voce. Ma,
onestamente, il loro standard elevato mi fa desistere appena imbraccio
la chitarra. E gente come loro va coccolata come nessun'altro perchè
sono il faro di qualunque ragazzo che, in spiaggia, vuole far
innamorare con la sua voce ma viene irrimediabilmente coperto dai cori
degli altri. Al concerto, invece, nessuno si perde una nota.
Loro due
sorridono, scherzano, parlano, addirittura
chiedono un
plettro al pubblico; sono gli amici a cui non puoi voler male o provare
invidia ma solo andare fieri di conoscerli.
E, alla fine, se
sono gli unici che vengono ancora
ricordati di
quel New Acoustic Movement di qualche anno fa un motivo ci sarà!
[Dale P.]
Mentelocale.it review
Kings
of Convenience, intimità non solo nordica
25.giugno.2005
Troppo pochi potranno dire "io c'ero" al concerto
dei Kings
of
Convenience di venerdì 24 giugno 2005, una delle due
anteprime del Goa-Boa dopo quella Beck. Era la prima volta
in Italia per il duo norvegese. Nell'immensità della piazza del
Mare alla Fiera di Genova si sono trovati davanti poche centinaia
di persone e un grande vuoto.
E vabbè, è il 24 giugno - San Giovanni
patrono di Genova - c'è un ponte che calza a pennello per un
weekend lungo al mare. E vabbè, al Porto Antico c'è un concerto
gratis dei Linea 77
(a proposito di questo, molti sottoscrivono il morettiano "continuiamo
a farci del male". Tutto sommato, visto che l'estate conta più o meno
novanta giorni, non si può dargli torto). Ma viene anche il dubbio che
la piazza del Mare sarebbe stata comunque troppo grande.
I ragazzi del Nord devono avere un colpo d'occhio
mica male con quella
landa desolata davanti a sé. Non possono fare a meno di ironizzare.
«Siamo felicissimi di essere qui, in una tranquilla serata d'estate»,
dice Eirik. Erlend a fine concerto dirà: «Ci vediamo l'anno prossimo! E
ditelo a vostri amici!».
Superato l'imbarazzo ci prendono gusto. Sulle
note di Homesick
staccano l'amplificazione, si avvicinano il più possibile al pubblico e
suonano così, come se fossimo in una cameretta. Loro, come loro solito,
sussurrano le parole in stile Simon &
Garfunkel, ma il silenzio è tale che si sente tutto. I cinquecento
si scaldano e fanno sentire che non sono venuti per fare i tristi.
Impeccabili, viene da dire. Il ritmo da ballata
rimane una costante per
tutta l'esibizione. Il loro canto sincrono non fa una grinza, e ogni
tanto si aggiungono basso (suonato, anche nell'album, dall'italiano
Davide Bertolini) e violino (Tobias). Le canzoni più gettonate sono Misread
e I'd rather dance with you. Tutti in platea sgambettano
(senza scomporsi troppo), muovono il piedino con il sorriso stampato in
faccia. La musica dei Kings of Convenience è così, trasmette serenità
con le sue arie morbide e gli arpeggi dolci.
Fanno parecchie canzoni dell'ultimo (bellissimo
n.d.r.) album, Riot in an Empty Street e del precedente Quiet
is the New Loud.
Tra parentesi, c'è qualcosa di più norvegese di questi due titoli?
("Rivolta in una strada vuota" e "Il silenzio è la nuova quiete").
D'altra parte, da quello che si legge sul loro sito, la storia del
gruppo è iniziata in una casetta bianca a una mezz'ora buona di cammino
da Bergen, la seconda città della Norvegia. Insomma, forse ci possiamo
consolare così: loro alla calma ci sono abituati.
Per
l'aftershow al Mucca Bar, i due sono arrivati passeggiando per corso
Italia. Poi Erlend è salito in consolle, Eirik si è messo in disparte a
godersi la serata.
Daniele Miggino
24
Giugno: la seconda anteprima del Goa Boa 2005 vede sul palco tutt’altra
cosa rispetto alla serata precedente, che ha visto ospite Beck.
Un altro mondo.
Stasera, prima delle tre date italiane del loro tour, si presentano a
Genova i Kings of Convenience, nome di tutto rispetto dell’attuale
panorama musicale mondiale, perché fondatori ( parolone, questo,
proporrei un più cauto “i primi ad aver raggiunto la popolarità”) del
New Acoustic Movement, termine coniato dalla rivista musicale NME che
rende bene l’idea di quale sia il genere musicale in cui si muove il
duo scandinavo. Rimandandovi al sito del Goa Boa per quanto concerne la
biografia della band, qui dico che la musica di Erlend Oye ed Eirik
Glambek Boe ha piano piano conquistato gli animi gentili di una bella
porzione del mondo occidentale. Consensi di critica e pubblico ricevuti
meritatamente, perché i Kings of Convenience, senza fronzoli né reti di
protezione (leggi effetti, distorsioni, ballerini, proiezioni, luci,
eccetera), hanno incantato il troppo poco pubblico presente, un
pubblico che definirei d’essai, per oltre un’ora, con il solo ausilio
di due chitarre, un pianoforte a coda e due voci di velluto. I due
musicisti hanno ripassato il repertorio dei loro due fortunati album
prodotti sino ad oggi più un brano nuovo di zecca, regalandoci il
brivido di voci sussurrate all’unisono, di delicati passaggi di piano,
di cori che allargano l’orizzonte, di accordi che devi stare a sentire
perché se parli col vicino rompi l’incantesimo. Eh sì, perché se suoni
al massimo di velocità, volume, saturazione, le sfumature le perdi;
vieni trascinato dall’insieme e non dal particolare, ed i Kings giocano
sulle sfumature, il loro concerto è da seguire in raccoglimento,
stretti a loro, da gustarsi lasciandosi cullare nella morbidezza che la
band sa trasmettere con grazia identica a quella in cui ci hanno
abituato su cd.
Show più adatto ad un teatro, in effetti, ma ottimo davvero.
In qualche brano i due vengono affiancati da un violinista e da un
bassista italiano (bello il suo basso acustico, andatelo a vedere nelle
foto che ho scattato e che trovate allegate all’articolo, anzi, a chi
interessa ne ho scattata una solo alla paletta che non ho inserito),
che allargano la melodia dei brani.
Le canzoni si alternano per tutto il concerto senza sbavature né
modifiche sostanziali rispetto alle versioni originali.
Ora, personalmente avrei gradito qualche impennata di colore vivace a
spezzare il flusso di grazia proveniente dagli amplificatori, ma non è
cosa da potersi ragionevolmente aspettare da un gruppo che intitola il
suo primo lavoro “Quiet is the new loud”. L’unica ovazione scomposta
del pubblico, con annessi gridolini delle molte ragazze presenti è
avvenuto in occasione di un balletto sghembo offertoci da Erlend Oye
(mio Dio!) che per fare un pezzo ha chiesto un plettro al pubblico
(roba da concerto di fine anno scolastico, cribbio!, e invece sono
loro, sono i Convenience e veramente sono così, anzi, non ci fosse il
grande palco e i macho del servizio d’ordine, potremmo davvero esserci,
ad una festa nel garage di Chiara). Poi Eirik propone di andare tutti a
fare un bagno nell’oceano (!!) mentre Erlend annuncia che al termine
seguirà un suo Dj set al Mucca Bar dove proporrà musica anni 80 (tutti
sappiamo del suo debole per i grandi Joy Division, vero?) quindi
arrivano i bis e l’ attesa di vederli uscire per poter fare due
domande. Attesa lunga perché esce il solo Eirik (gentilissimo e
disponibilissimo con tutti), venuto a firmare manifesti e cd. Viene
immediatamente circondato da ragazze e ragazzi (ovviamente), che, al
dunque, chiedevano notizie circa i suoi studi di psicologia (giuro!),
e, detto fra noi, non me la sono sentita di rompere l’idillio con
domande sfacciatamente a tema musicale tipo: “perché non inserire,
oltre a violino e basso, anche una discreta batteria jazzy?” (domanda
da rockettaro impudente, in effetti) così mi sono limitato ad una foto
di rito.
Avvicinare Erlend è stato più faticoso, perché si è trattenuto nel
backstage, disponibile solo per pochi fans desiderosi di autografi che
venivano introdotti al suo cospetto a turno. Così mi sono travestito da
fan (eh già!) e ho potuto scambiare solo due parole perché doveva
andare al Mucca e altri fans volevano vederlo.
“Ma al Mucca possiamo fare una breve chiacchierata ?” (nel mio inglese
catastrofico)
“Guarda…non credo si possa fare perché domani sera suoniamo a Perugia e
alle due smetto che devo riposare”.
OK! Va bene così Erlend, grazie per essere venuti nella nostra città
complice il Goa Boa.
Buona fortuna da Genovatune.
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