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La rivolta musicale dei “re” norvegesi
Da Quiet
Is the New Loud, album di debutto dei Kings of Convenience, a Riot on an Empty Street, ultimo e
atteso lavoro del duo acustico norvegese, sono passati tre anni e
mezzo. Un intervallo insolito per un gruppo che con il disco d’esordio
è riuscito a vendere oltre 200 mila copie. Ma loro avevano
bisogno di tempo e, giustamente, se lo sono preso.
Vi siete presentati al
pubblico “quieti” e tornate riot, “in rivolta”: cos’è successo?
«Il titolo riassume un po’
il tema centrale del nostro lavoro. Quello che ci interessava esplorare
è la forte tensione che può esserci sotto una calma
apparente», racconta uno dei due Kings, Erlend
Øye.
«Lavorare a questo album
è stato piuttosto difficile, litigavamo in continuazione, ma poi
quando iniziamo a suonare scatta sempre qualcosa che ci aiuta ad andare
avanti», aggiunge Eirik Glambek Bøe. Perché, come
cantiamo in Misread primo
singolo del disco - l’amicizia è un fine, non un mezzo».
Visto il successo del
primo lavoro, come siete riusciti a resistere alle pressioni per fare
uscire prima Riot on an Empty Street?
«lo, dopo il lungo
tour seguito al successo iniziale, mi sono ritrovato stanco»,
racconta Eirik. «E ho capito che per me la
musica deve restare un piacere, non un lavoro a tempo pieno.
Così mi sono impuntato, sono rimasto a casa mia a Bergen a
finire gli studi di psicologia e ho iniziato a seguire un piccolo
gruppo di pazienti. Nel tempo libero, intanto, ho continuato a
lavorare, con Erlend a nuove canzoni. Credo di riuscire a scrivere
sempre meglio, conoscendomi di più». «Per me invece è
stato un po’ diverso, perché sono un musicista a tempo
pieno», spiega Erlend. Ho approfittato della pausa dai Kings of
Convenience per concentrarmi su alcuni lavori come solista.
Dall’interesse per la
musica elettronica è nato Unrest,
dal mio cimentarmi come insolito cantante dj è saltata fuori una
compilation Dj Kicks,
pubblicata dalla !K7 - che considero una buona colonna sonora per
ballare a una festa tra amici. Lavorando da solo, però, ho dovuto imparare ad affrontare molte
responsabilità che prima erano divise».
Una crescita che si riflette nel nuovo
lavoro.
«Musicalmente questa volta abbiamo sperimentato di più,
per esempio suoniamo strumenti diversi, banjo compreso. Erlend poi ha
imparato a usare la tromba e utilizza il piano. Il sound predominante
resta quello acustico, ma sono entrate le sonorità della bossa
nova, dello swing, del new pop», continua Eirik. «La mia
esperienza nel campo dell’elettronica è rimasta fuori dalla
porta», scherza Eriend, però ho recuperato l’eccezionale
voce di Leslie Feist, che canta con noi in Know How e in The Build Up, una delle canzoni che
preferisco in tutto l’album».
Avete già pensato
al prossimo tour?
Al momento iniziamo a
fare solo qualche concerto in giro per l’Europa, suonando in posti
abbastanza piccoli, tipo club, teatri, chiese. In autunno penseremo al
resto». L’appuntamento per sentire i Kings of Convenience
è a Roma il 16 luglio a Villa Ada, info www.dnaconcerti.com Olga D’Alì
(scanned
by Francesco Buscicchio)
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