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Sono arrivati dalla Norvegia i nuovi Simon
&
Garfunkel
Scalano
le
classifiche
europee i Kings of Convenience «Noi, un
vero duo: scriviamo musica e testi insieme»
«Ecco i nuovi Simon
& Garfunkel»: i critici musicali
inglesi — sempre a caccia dei «nuovi qualcuno» —
ribattezzarono così i Kings of Convenience, duo norvegese il cui
album di debutto del 2001 («Quiet is the New Loud») venne
indicato come manifesto del New Acoustic Movement, un genere che
andava a ripescare dal passato chitarre acustiche, melodie e testi
malinconici.
A tre anni di distanza,
Eirik Glambek Bøe e Erlend Øye, stanno
per pubblicare il
secondo album «Riot on an
Empty
Street» (nei negozi dal 18 giugno)
anticipato dal singolo «Misread».
In queste 12 nuove canzoni
hanno affrontato nuovi generi e ampliato lo
spettro delle emozioni. Sebbene, quindi, il marchio di cloni sia
riduttivo, si divertono ancora quando li si definisce gli eredi del duo
anni
Sessanta.
«Ora che si sono riuniti — dicono — sono loro i veri
Simon & Garfunkel del 2004. Oppure (ridono
ndr) sono i Kings of Convenience del 1965. E’ un po’ come quando
dicevano a Springsteen: Sei il nuovo Dylan. E lui rispondeva: No,
è Bob che è il vecchio Springsteen. Però
c’è una differenza fondamentale. Noi siamo una partnership:
scriviamo musica e testi assieme. Loro avevano ruoli distinti: Paul
era il cantautore, di Art colpiva la voce».
In «Homesick»,
uno dei brani che potrebbe essere firmato
S&G, c’è un omaggio alla storica coppia del folk-pop. La
canzone racconta di un ragazzo che si lascia distrarre da «due
voci delicate, perfettamente fuse».
«Quel ragazzo sono io
— dice Erlend, lo spilungone con gli occhiali da secchione — e le voci
sono le loro. Qualche anno fa ho vissuto a Londra e sul lavoro mi
distraevo ascoltando «Homeward Bound». E aggiunge:
«Ci
piacerebbe molto aprire i concerti del loro tour che arriva: il
pubblico adulto è meno interessato a conoscere nuove
band, ma credo che i loro fan troverebbero interessante la nostra
musica».
Eirik e Erlend arrivano da Bergen, cittadina tra i fiordi e le montagne
sulla costa atlantica della Norvegia. Ancora adolescenti fondarono una
rockband, gli Skog, dedicata alle cover dei Joy Division. Un viaggio in
Marocco li spinse a cambiare genere e proseguire in coppia. Dopo il
successo del disco di debutto le loro strade sembrarono separarsi.
Eirik, quello con il fisico palestrato e lo sguardo intenso, se ne
tornò a Bergen per finire l’università: «Avevo
sospeso gli studi di psicologia per colpa del
primo disco, ma ho ripreso perché la musica deve restare un
divertimento e non diventare un lavoro. Durante il dottorato ho
visitato i
miei primi pazienti».
Scelta opposta per Erlend:
trasloco a Berlino e via a una carriera
solista a metà strada fra deejay e musicista elettronico, i
presupposti per uno scioglimento o, almeno, per uno stravolgimento
del loro stile c’erano tutti. Invece no: i Kings of Convenience
hanno ripreso da dove si erano fermati.
«Ho lasciato la mia
esperienza solista fuori dalla porta», dice l’occhialuto.
Rilancia il collega: «L’influenza della sua esperienza
è quello che non c’è su questo disco: si sente
maggiormente la mia musica, la bossanova ad esempio, e meno la sua
elettronica».
I due hanno un fiuto
particolare per i titoli degli album. Dopo
«Il silenzio è il nuovo rumore» ecco «Rivolta
in una strada vuota». «Ci piace giocare con le
contraddizioni. In questo caso è il
titolo di una canzone che non abbiamo
pubblicato. Scegliere un titolo è una scelta difficile:
immagina di dover riassumere il tuo lavoro di anni, in 3-4
parole». E il significato di «Riot...»? «Questo
esempio lo spiega bene — dicono —: immaginate una coppia che
parla in una stanza dove ci sono altre persone. Sembra
che discutano d’arte,
ma in realtà
quello che lei sta
dicendo farà crollare il mondo di
lui.
Insomma,
volevamo dire che sotto
un’apparente calma c'è sempre qualcosa».
Simon & Garfunkel si
detestano e si ritrovano ogni 10 anni sul palco
solo per affari. E loro, che suoneranno a Roma il 16 luglio, sono
ancora amici?
«Ci piace competere, ma come cantiamo in Misread,
l’amicizia è un fine, non un mezzo per ottenere qualcosa».
Andrea Laffranchi
thanks to Francesco Buscicchio for the scan.
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