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| KINGS OF CONVENIENCE |
| Concerto a Milano
(Teatro Ciak) (19 novembre
2001) |
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di M
& R

Una
serata sorprendente che inizia con l'esibizione di Pacifico, un esempio
interessante di come si possa aggiornare la tradizione cantautorale
italiana. Mezz'ora circa di commistione tra suoni elettrici ed
elettronica e qualche brano piacevole, dopo cui salgono sul palco i due
ragazzi di Bergen.
La differenza tra i Kings of Convenience e gli altri gruppi acustici?
L'ironia. E' sorprendente vedere i due ragazzi norvegesi salire sul
palco
senza nient'altro che le loro chitarre e iniziare il concerto come
niente
fosse, suonando le loro delicate ballate acustiche e divertendosi a
scherzare con il pubblico e a smontare il proprio giocattolo. Sembrano
voler stemperare la nostalgia che fa parte della loro musica, sembrano
voler allontanare il rischio di prendersi troppo sul serio.
Così Erlend, il dinoccolato ragazzo con i capelli rossi e gli occhiali,
avanza verso il pubblico e scende dal palco, come se fosse la cosa più
naturale del mondo. Eirik il ragazzo con i capelli castani, prende una
macchina fotografica e scatta qualche foto a noi, al pubblico, per
conservare un ricordo da portare alla mamma, dice.
In mezzo, certo, ci sono le canzoni. Belle come erano su "Quiet
is the new loud", piccoli e essenziali racconti affidati alle due
chitarre e alle due voci. Così la splendida "Winning a battle loosing a
war" e la celebre "Toxic girl", così "Failure" e "Leaning against the
wall". Più che Simon and Garfunkel, vengono alla mente gli abissi di
malinconia di Red House Painters e Nick Drake. In
mezzo il momento in cui Erlend si siede al piano e affiora il delizioso
umore jazz di "Singinig softly to me", di "The girl form back then" e
di una scintillante rilettura di "Little Kids".
Poi un'infinità di scherzi. La rilettura di "Glory Box" dei Portishead
dove Erlend canta con il massimo trasporto "I just want to be a
woman"... E ancora i bis, con "Free fallin' " di Tom Petty accompagnata
dal coro del pubblico, istruito dai due, e un remix di Cornelius,
trasmesso in sala mentre sul palco salgono una decina di persone a
ballare insieme ai musicisti. Ma questa era già una piccola follia, il
concerto in realtà si era già concluso. |
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